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Energia alternativa




Arabia Saudita, il futuro energetico nel solare.

Arabia Saudita uguale petrolio. L'equazione fra il regno della famiglia Al Saud e le sue ingenti riserve di idrocarburi, ben pi forte di quella fra l'Italia, gli spaghetti e i mandolini. Eppure, l'enorme e desertico paese del Golfo sembra improvvisamente deciso a scommettere anche sulla seconda risorsa pi abbondante che possiede: la radiazione solare.

Sul piatto, ci sono gi 109 miliardi di dollari. Con le ingenti risorse che piovono dal petrolio, l'anno prossimo il Governo di Riad comincer a costruire le prime due solar farm del paese, con l'obiettivo di coprire entro il 2032 un terzo del fabbisogno di elettricit.
In venti anni ha detto di recente Khalid Al-Suliman, vice presidente del Ka-Care, il centro di ricerca chiamato a disegnare il mix energetico del Paese contiamo di costruire una capacit di 41 gigawatt: 16 dal fotovoltaico e 25 dal solare concentrato. Intanto, nel suo piccolo, il 5 gennaio la Mecca lancer una gara internazionale per la costruzione e la gestione di un impianto da 100 megawatt, che da solo basterebbe a raddoppiare l'attuale produzione di energia solare saudita.
Perch questa improvvisa conversione alle fonti rinnovabili? I motivi sono strategici, demografici economici.

Secondo un rapporto pubblicato da Citigroup poche settimane fa, se la domanda domestica di energia dovesse crescere ai ritmi attuali, nel giro di 15 anni l'Arabia Saudita sarebbe costretta a diventare importatrice di petrolio: non una bella prospettiva, per un paese che attualmente produce 12 milioni di barili di greggio al giorno e che ufficialmente ha quasi un quinto delle riserve planetarie di petrolio convenzionale.
Ovviamente, non si tratta solo di perdere il podio della produzione mondiale, ora che l'Agenzia Internazionale per l'Energia stima che gli Stati Uniti grazie allo shale oil, ovvero grazie al petrolio non convenzionale fra un decennio torneranno a guidare il club degli idrocarburi. Si tratta anche di far fronte al boom demografico che ha portato la popolazione del regno (al lordo della forte immigrazione) dai 5,7 milioni del 1970 ai quasi 28 milioni di oggi. Da un lato perch, col crescere della popolazione, cresce il fabbisogno di energia. Dall'altro, perch crescono i rischi d'instabilit politica.

Un milione di persone riceve il sussidio di disoccupazione (2mila riyal al mese, 403 euro). I disoccupati sono il 10,5%, ma la statistica curiosamente non include i sauditi senza impiego. I 18 milioni di discendenti delle trib riunite sotto un regno nel 1932, per mano di Abdul-Aziz ibn Saud, hanno quasi tutti un impiego nella pubblica amministrazione. Ma la crescita demografica impone di creare 3 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2015 (e 6 entro il 2030) per non incappare in quel disagio di massa che altrove a innescato una Primavera Araba.
Grazie ai prezzi alti del petrolio e alla forte spesa pubblica, l'economia saudita cresciuta l'anno scorso del 6,8%. Ma non basta a risolvere il problema nel lungo termine. Il che, ha forse incoraggiato la svolta energetica in corso. Perch di una svolta si tratta.

Per noi, il petrolio pi prezioso sottoterra che non come fonte di energia, ha detto il principe Turki Al Faisal Al Saud (gi ambasciatore all'Onu e gi capo dei servizi segreti sauditi) a una conferenza in Brasile, il mese scorso. Se potessimo rimpiazzare i combustibili fossili e usare il petrolio per fabbricare cose utili, per il mondo sarebbe una bella cosa. Mi piacerebbe vederla nell'arco della mia vita, ma forse non ci riuscir, non foss'altro perch ha 67 anni. Per una cosa chiara: nessun dignitario saudita, ha mai parlato cos.
Certo, nel lungo periodo i prezzi del petrolio sono destinati a crescere e quindi il greggio indispensabile al mondo per fabbricare fertilizzanti, medicinali, plastiche e quant'altro ha davvero pi valore, se resta pi a lungo sottoterra. Questo, a parere di Ka-Care, il primo motivo per spingere la transizione al solare. Il secondo che l'evoluzione tecnologica, far scendere ancora i costi di fotovoltaico e termico. Terzo, l'Arabia Saudita avr l'opportunit di far nascere un'industria domestica legata all'energia solare (che potrebbe includere la manifattura dei pannelli) al fine di creare un settore produttivo e tanti posti di lavoro.

Secondo gli attuali programmi, la gara internazionale per costruire i primi due impianti solari (uno fotovoltaico e uno a concentrazione, per un totale di 3 gigawatt) sar lanciata l'anno prossimo. Ci sono importanti dettagli da verificare: la sabbia e la polvere, ad esempio. Se il vento le deposita su pannelli o sugli specchi solari, si riduce l'efficienza del sistema. Ma di quanto? Anche l'alta temperatura pu abbassare l'efficienza, ammette Maher Al Odan, senior consultant di Ka-Care. Ma la radiazione solare, assai pi alta qui che in Germania, numero uno al mondo nell'adozione del solare.
Proprio in Germania nata l'idea di sfruttare su scala industriale i fotoni che piovono sulle aree pi deserte e disabitate del pianeta. Peccato che il consorzio Desertec, nato per generare elettricit nel Sahara e per trasmetterla in Europa, abbia appena assistito alla defezione di tre importanti soci: la Siemens, la Bosch e la Spagna. Nessun dramma dicono a Desertec di soci, ne abbiamo ancora 56. Ma a questo punto, c' il lecito dubbio che l'opulenta Arabia Saudita, quando si tratter di raccogliere fotoni nel deserto, possa battere tutti.



 

 
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