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CONTATTI

I Nabatei, gli antichi dominatori della sterminata Via dell'incenso.





Di ceppo arabo e, in origine, dediti al nomadismo, i Nabatei riuscirono a costituire, tra gli ultimi tre secoli a.C. e il primo d.C. , un forte Stato che dominava su un territorio enorme. In seguito alla sua avanzata verso Nord, il regno nabateo arriv ad estendersi dall'Arabia occidentale, dove fu edificata la citt di Madain Saleh, fino alla Transgiordania, attraverso larghe parti della costa del Mar Rosso. Grazie alla sovranit su questi territori, i Nabatei detennero per lungo tempo il monopolio del commercio sulle rotte che partivano da quella che un tempo era definita l'Arabia Felix (oggi Yemen) per arrivare ai porti del Mediterraneo. Si tratta della leggendaria Via dell'incenso, attraverso la quale venivano trasportati anche molti altri prodotti provenienti perfino dalla lontana India.
Divenuti un popolo stanziale, i Nabatei stabilirono la loro capitale del Nord a Petra, nell'attuale Giordania, dove tuttora sono conservati moltissimi monumenti funerari scavati nella roccia, in parte simili a quelli che si trovano a Madain Saleh che fu la loro citt pi importante nell'area meridionale del regno. La crisi dei Seleucidi e dei Tolomei agevol l'ascesa di questo popolo che raggiunse l'apice della sua potenza tra la met del Secondo secolo a. C. e l'occupazione romana della Siria nel 65 a.C. Numerose furono le guerre combattute, con alterne vicende, dai Nabatei contro il regno giudaico dei Maccabei. Quello che viene considerato il loro pi importante re, Areta Terzo, giunse anche ad assediare Gerusalemme, mentre i primi tentativi dei Romani di sottomettere questa fiera popolazione araba fallirono. Nel 62 a.C. il tribuno militare romano Marco Emilio Scauro accett di togliere l'assedio a Petra e, in cambio, il regno nabateo acconsent a diventare vassallo dell'Urbe, conservando comunque tutti i suoi territori, compresa Damasco.
Solo l'imperatore Traiano riusc, pi tardi, a sconfiggere definitivamente i Nabatei, creando sui loro domini la provincia chiamata Arabia. La fine dell'indipendenza politica non comport, per i Nabatei, anche il termine della prosperit, perch i Romani governarono con saggezza e costruirono opere imponenti, tra cui spiccano le strade che facilitarono le comunicazioni fra le diverse regioni della provincia. Fu, invece, l'apertura di un'altra grande via commerciale con l'Oriente -che passava per l'Eufrate, Dura e Palmira- a minare l'economia dei Nabatei e a provocarne la decadenza. Fino alla scomparsa dalla scena della storia: dopo il Terzo secolo, infatti, non vi sono pi loro tracce.
Della civilt nabatea abbiamo notizie da alcuni scrittori antichi, tra cui Diodoro Siculo e Flavio Giuseppe, ma notevoli fonti di informazioni sono anche le monete e le iscrizioni in aramaico che veniva usato solo come lingua letteraria e si mescol, nel tempo, all'arabo. La creativit artistica dei Nabatei si espresse, soprattutto, nei monumenti funerari e negli edifici religiosi che venivano costruiti in forma di recinti all'aria aperta, in cui erano posti altari e cippi simili agli obelischi. Influenze tanto ellenistiche come romane sono talvolta rintracciabili in tali opere architettoniche.
La religione nabatea univa al fondo arabo arcaico tracce dei culti aramaici. Il dio pi importante era Dusares, che alcuni studiosi hanno voluto identificare come una trasposizione di Zeus o di Dioniso, ma che, pi probabilmente, era una delle molteplici forme del dio semitico della fertilit. Non sappiamo molto dell'organizzazione politica dei Nabatei, ma quasi sicuramente il regno aveva una struttura semi-feudale, con "strateghi" a capo dei vari distretti territoriali. Grande importanza, oltre al re, dovevano avere anche la sua consorte e il primo ministro, designato spesso con l'appellativo di "fratello del re".
In definitiva, si deve ammettere che ci sono (per ora?) molte lacune nella conoscenza di un popolo che ebbe cos grande potenza e costru monumenti tanto significativi. In attesa di auspicabili progressi della storiografia o, perch no, di nuovi rinvenimenti archeologici, resta il fascino delle grandi rocce scolpite, un paio di millenni fa, dalle mani di artisti che ci hanno voluto lasciare una traccia imperitura della loro esistenza.



 

 
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